Era Cristo la tenerezza

Sapendo
che Lui mi ama, è il fulgore
della prima tenerezza, la più alta
della felicità umana; un pensiero
amico, assiduo nel suo silenzio;
riposa il mio cuore, con l’amore
dell’Eterno.
Nel bene
e nel male, con le mie gioie
e le mie pene; correvo come se
dietro avesse un grosso leone, era
l’amore; ha provato a farsi capire,
nel costatarlo c’era gioia ... un
lieto fine.
Curava ogni
suo gesto, non ha confronto;
la sua è una carezza che fa gioire
il mondo; portò la salvezza con la
presenza di quel nascituro, il plus
ultra dell’amore, ordinato dal
Divino.
Nella fragilità
è forte, concepito per la vita
e non per la morte; nell’incontrare il
mondo non si pente; accanto a noi c’è
la generosità ... che non si spegne, non
si scandalizza dalle loro ricchezze
cresce semplice.
Il fine della sua
tenerezza, non è la riuscita
del nostro rapporto con l’altro;
è una luce senza freno, che apre
sopra gli splendori del pensiero;
che prende tutta la vita di
ognuno.
La corruzione
del maligno era con clamore,
gli gridava; del mondo puoi essere
il padrone; Lui lo salutò con la mano
nel cuore; donarsi era l’essere d’ogni
suo palpito, dare nella pienezza
senza baratto.
I segni ci sono;
quelle bianche strisce nella
viuzza, che fu il calvario della sua
giovinezza; dove si donò come cibo e
bevanda nella concretezza, quando
lo vidi in quella festa, era Cristo
la tenerezza.
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