Fata Dovina
Peppe Cassese
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Fata Dovina era piccina
alta una spanna povera in canna
soleva dire tutto il futuro
e l’azzeccava sempre lo giuro.
Non era ricca né miserella
si accontentava di una ciambella
era golosa ma a cucinare
lei non sapeva come e che fare.
Un giorno un mago ben travestito
volle Dovina mettere in prova
e chiese: “Fata domani presto
dove lo trovo un giorno di resto?”
“Lo trovi a zonzo – rispose Ina –
che si è nascosto nella cantina.
Ma se lo guardi con attenzione
subito noti quanto è imbroglione.
Si dice mago e vuole scovare
chi col futuro non ci sa fare
e va girando per monti e valli
senza una stella rompendo i calli.”
A questo punto Mago Robusto
concluse: “Brava! Hai colto giusto.
Ma adesso dimmi quante ciambelle
ho nella borsa e quante frittelle?”
“Nemmeno una – fece la fata –
come la testa è vuota e forata.
Tu sei il gran mago del lato in disuso
che ogni tanto rimane precluso.
Se avessi fede un po' nella gente
saresti luce divina e splendente.
Se avessi un cuore con pane e coraggio
avresti un credo e saresti più saggio.”
Mago Robusto da scaltro burlone
capì sul serio quella lezione
e da quel giorno ogni mattina
dieci ciambelle a Fata Dovina.
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