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Spirituali 13 ottobre 2015 · lettura 4 min · 1053 letture

L'Infanzia di Giovanna d'Arco

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Le fiamme si destavano, e bruciava il biondo fieno e d’intorno un roveto. Era una sera di giugno, e i mietuti campi giacevano inermi e sconvolti, e un contadino ritirava i buoi. Un tenue canto dalle paglie urlava, ed era un trillo d’un liuto irrequieto. Alcuni labbri cantàvan, e muti altri riedèvan ai tugùri. E molti erano i corvi tra le nubi; e poi al dolce suono di un’ansia zampogna quieto splendeva il ciel della Borgogna. «Dove vai, oh mia fanciulla per i campi?» una madre diceva alla figliuola. «Vado a distendermi alle paglie d’oro, per guardare nel cielo dove vanno le rondinelle ai nidi e i negri corvi che all’ombra del mio piede si spavèntano e fùggon via... e per mirare il tramonto». «Dove vai, oh mia fanciulla per i campi?», e la giovine avea in mano una viola. «Corro a sentire il mesto venìr moro del vespro, e a urlare la gioia nel suo affanno, tra i tenui nembi spaventati e torvi, quando i fuochi del Sole si tormèntano presso la Luna ai quali fa un affronto». E la fanciulla per i campi andava, e lieta e in festa e svelta camminava. Ella sentiva belare un agnello, e dallo stagno intese un cigno in canto, e correva... e correva per le chine delle colline splendenti di grano, e accarezzava le spighe mature, quando d’un tratto vide su’ un granello posarsi l’ombra di una coccinella. Allor si stese tra il biondeggiàr bello, e lì, all’insetto si posò d’accanto, e lo guardava. Poi con man supine e con il volto lontano... e lontano oltre le nubi che erano già oscure recitò un Pater Noster. Cantò; ed ella si intenerì alla canzone del cigno, del lago il re, melanconico e arcigno. E soggiunse - e chissà da dove! - un nero e giovine frate, da un fosco sentiero, e ergeva un legno che ardeva e infiammava e un agnellino tremando belava. «Chi sei tu, ombra di frate e a cosa vieni?» gli domandò la dama che ‘l scorgeva: «A che le nere vesti e questa brace?». «Chi sei tu, ombra di frate e a cosa vieni?» «Fanciulla, oh mia fanciulla, non mi vedi che ligio e mesto io son domenicano? Porto la luce per i contadini che tornano dai campi, e per contare quanti grani han raccolto per il Prence. Fanciulla, oh mia fanciulla, perché tremi? Forse temi il mio volto: è bello... guarda!». «Chi sei tu, ombra di frate e a cosa vieni?» la fanciulla impaurita ripeteva: «Col labbro parli, ma il tuo cuore tace». «Chi sei tu, ombra di frate e a cosa vieni?» «Fanciulla, oh mia fanciulla, non mi vedi che sono buono e vengo da lontano? Ho percorso sentieri e aspri Destini. Ma perché non mi vuoi - ahimè - ascoltare?» «No! Frate, ascolta! L’agnello ha paüra! Qual è dunque la tua vera natura?» «Te la dirò allorquando il cigno smette di lamentarsi alle sponde del lago. Ecco! Alzo un dito; e tace e si disperde: il cigno è morto alle sponde del lago», e nulla più ridisse il frate pio, scomparve ai boschi. Ella pregava Iddio. Ed era l’alba, e il silenzio regnava, e la campagna era tersa di Sole. I contadini si destarono presto, e andavano al mestiere con le falci sopra le nenie delle ansanti donne. La fanciulla al giaciglio era e destava( si), e in man teneva alcune secche viole. Guardò d’intorno, il tugurio funesto, osservò fuori, e le betulle e i salci, e pur dormendo sembrò fosse insonne. E ripeteva: «Di che mi vergogno?». Che cosa accadde?... Era un incubo, un sogno.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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