Cieca!
A perfezione il divano s'avviluppa
alle deformi gambette accavallate
rosicchiate da invisibili tarli
notte dopo notte dopo notte
In monologhi deliranti a narrare
delle tue scorribande
con gli anticoagulanti
per l'oppositività offesa del
naprossene e poi non sai più
come fare a cucinare
In questo buio tieni la mano
dentro la sua
come l'ultima volta
quando fino all'ultimo momento
prima di andarsene
ti ha fatto credere che sarebbe tornato
perché amava solo te
Sui mobili ottocento
la collezione di ogni tipo di collezione
per via della tua vita trascorsa
a collezionare collezioni
da mostrare a nessuno
Tu l'amica di ogni personaggio Tivù
li hai guardati vivere la loro vita apparente
a cui hai creduto ciecamente
in un labirinto di spettacoli e illusione
compagnia a poco prezzo
delle tue tiepide giornate tutte uguali
dentro settimane tutte uguali
in fila come perle di collane di mesi tutti uguali
in anni non diversi l'uno dall'altro
Annaspi oggi disperatamente
in una notte infinita
appesa a scatole di farmaci
borbottando sola in una stanza stracolma e vuota
che ti somiglia
nell'attesa di guarire
dalla vita
©
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Commenti (1)
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Maurizio Melandri4 novembre 2015
Nell'attesa di guarire dalla vita... da solo questo verso dà il senso a tutta la poesia, versi incisivi come lame di coltello, che vivisezionano un'esistenza nascosta, un vivere in controluce, sublimemente raccontato. ...
