In trincea
giovanni bianchi
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É un incubo la "terra di nessuno",
i corpi dei soldati massacrati
son monito per tutti o per qualcuno,
in questo spazio fra le due trincee,
la nostra e la nemica,
Si guardano i fucili contrapposti
e abbaiano ogni tanto con furore,
é triste la montagna
non si rispecchia più nel suo splendore.
Ora la falce di una folle guerra
ha devastato tutto con fetore
insopportabile in questa terra,
non sento piú la vita,
non sento piú l'amore,
solo una disennata crudeltà.
E me ne sto seduto ed affamato
con la gavetta vuota nella mano,
venire non volevo, l'ho gridato
eppure sono qui, sono lontano,
ad aspettare, teso il nuovo giorno,
le scarpe sfonde e tanta morte intorno,
il freddo con lo schifo dei pidocchi
e la paura, tanta, ch'è negli occhi
dei miei compagni, come me, stremati.
Perché a morir quassù ci hanno mandati?
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giovanni bianchi
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