Figlie d'Eva
Patrizia Cosenza
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Occhi soffocati,
lacerati, strappati e sommessi.
Mi sono voltata spesso,
ho pensato chissà chi c’era seduta qui
al mio fianco? un’altra come me
una donna magari,
massacrata di botte, stuprata
ed ora non c’è più
ad ammirare il nascere di un altro giorno
di un altro sole al mattino.
In ogni sedile vacante poteva esserci un’altra
Donna,
sventurata ed ora solo un ricordo
di pochi sogni
Finiti nell’estremità di un pozzo
insieme al cuore di queste figlie d’Eva
rimane solo,
un paio di scarpette
Rosse in un sedile vuoto.
©
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L'autore
Patrizia Cosenza
Commenti (1)
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zani carlo26 novembre 2015
Mai lasciar passare in silenzio la violenza... la poetessa ci prova a lasciare un significativo pensiero su una delle più brutte pagine della storia umana che purtroppo tutti i giorni ci presenta nuovi drammi... spesso famigliari.

