Il Re in me
Saverio Chiti
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C'era una volta un Re
che ogni volta parlava di sé
si meravigliava del perché
i suoi sudditi l'avessero scelto come loro Re.
- Io non ho niente in più di te
diceva spesso a suo fratello che non era Re
tu sei solo un Principe, anche se
certamente vivi la tua vita meglio di me
mentre io devo essere sempre pronto a decidere
per bene del mio popolo, senza però incidere
sulla loro voglia di libertà e benessere...
ed è dura assai quando solo il Re puoi essere.
Quindi ti prego fratello mio
tu che puoi allontanare da me quest’oblio
diventa almeno un giorno Re, affinché anch'io
possa gioire della mia vita con immenso desio.
Fu così che il vero Re, pensò di lasciare per un giorno il regno
al fratello Principe, che invece con pacioso ingegno
usurpò il potere al povero Re, che con grande contegno
rimase chiuso nelle sue stanze con innato sdegno
per la stupidità dimostrata al popolo suo, che un segno
di lui invano attendeva, fosse solo come suo impegno
nel riportare le cose sul giusto cammino; in fondo a lui dovevano sostegno
per tutto ciò che aveva dimostrato nell’amministrare bene tutto il regno.
Il Re al nascere del nuovo giorno, attorniato da chi ancora gli era vicino
e deciso a riprendere il possesso del regno a lui destinato sin da bambino
varcò la soglia delle stanze del falso Re e fratello meschino...
- Eccoci dunque all’epilogo del sogno, in te confidavo ma tu come Caino
hai sfruttato la mia bontà per colpirmi con la pochezza del tuo fare felino
per togliermi quel che nostro padre aveva per me in destino,
a niente ora servono le tue patetiche scuse, né tantomeno farmi il listino
delle mie manchevolezze di Re, a te confidavo come supporto ogni mattino
e i miei sogni d’insolito Re ho rivelato pensando tu fossi un paladino
oltre che amato fratello, di quella paterna giustizia cui m’inchino...
ma tu, come avvoltoio sfruttando la mia debolezza
ti sei impadronito del regno con decisa efferatezza...
chissà se il popolo a me fedele, potrà mai dimenticare la tua bassezza
certo è che oggi ho infine capito che in te non v’è certezza
d’amore fraterno e di giusta memoria verso quel padre che nella purezza
dell’ideale e sua maestosa massima grandezza
aveva deciso quel che fosse il nostro destino, non con leggerezza
ma seguendo leggi di nobili idee basate sulla loro purezza...
è perciò al confino ch’io ti pongo con rito immediato
a te che del titolo di falso Re ti sei macchiato
sperando che questa colpa possa far rinascere in te
quel dolce sentimento or addormentato...
Io sono l’unico e vero Re
solo adesso ho ben compreso quel che
il popolo mio nel sostenermi pretende da me.
Poiché io sono il Re, l’unico e vero Re da loro acclamato.
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
Commenti (1)
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Patrizia Muttoni30 novembre 2015
Un vero Re per avere quel titolo che cosa fa? Forse che a donarlo al fratello è debolezza o generosità nata dalla nobiltà d'animo. Bella nel suo insieme, ognuno è Re in ogni famiglia.

