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Fiabe 30 novembre 2015 · lettura 3 min · 2651 letture

Il Re in me

Saverio Chiti 2048 poesie pubblicate
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C'era una volta un Re che ogni volta parlava di sé si meravigliava del perché i suoi sudditi l'avessero scelto come loro Re. - Io non ho niente in più di te diceva spesso a suo fratello che non era Re tu sei solo un Principe, anche se certamente vivi la tua vita meglio di me mentre io devo essere sempre pronto a decidere per bene del mio popolo, senza però incidere sulla loro voglia di libertà e benessere... ed è dura assai quando solo il Re puoi essere. Quindi ti prego fratello mio tu che puoi allontanare da me quest’oblio diventa almeno un giorno Re, affinché anch'io possa gioire della mia vita con immenso desio. Fu così che il vero Re, pensò di lasciare per un giorno il regno al fratello Principe, che invece con pacioso ingegno usurpò il potere al povero Re, che con grande contegno rimase chiuso nelle sue stanze con innato sdegno per la stupidità dimostrata al popolo suo, che un segno di lui invano attendeva, fosse solo come suo impegno nel riportare le cose sul giusto cammino; in fondo a lui dovevano sostegno per tutto ciò che aveva dimostrato nell’amministrare bene tutto il regno. Il Re al nascere del nuovo giorno, attorniato da chi ancora gli era vicino e deciso a riprendere il possesso del regno a lui destinato sin da bambino varcò la soglia delle stanze del falso Re e fratello meschino... - Eccoci dunque all’epilogo del sogno, in te confidavo ma tu come Caino hai sfruttato la mia bontà per colpirmi con la pochezza del tuo fare felino per togliermi quel che nostro padre aveva per me in destino, a niente ora servono le tue patetiche scuse, né tantomeno farmi il listino delle mie manchevolezze di Re, a te confidavo come supporto ogni mattino e i miei sogni d’insolito Re ho rivelato pensando tu fossi un paladino oltre che amato fratello, di quella paterna giustizia cui m’inchino... ma tu, come avvoltoio sfruttando la mia debolezza ti sei impadronito del regno con decisa efferatezza... chissà se il popolo a me fedele, potrà mai dimenticare la tua bassezza certo è che oggi ho infine capito che in te non v’è certezza d’amore fraterno e di giusta memoria verso quel padre che nella purezza dell’ideale e sua maestosa massima grandezza aveva deciso quel che fosse il nostro destino, non con leggerezza ma seguendo leggi di nobili idee basate sulla loro purezza... è perciò al confino ch’io ti pongo con rito immediato a te che del titolo di falso Re ti sei macchiato sperando che questa colpa possa far rinascere in te quel dolce sentimento or addormentato... Io sono l’unico e vero Re solo adesso ho ben compreso quel che il popolo mio nel sostenermi pretende da me. Poiché io sono il Re, l’unico e vero Re da loro acclamato.
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L'autore
Saverio Chiti

“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad

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Commenti (1)

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Patrizia Muttoni30 novembre 2015

Un vero Re per avere quel titolo che cosa fa? Forse che a donarlo al fratello è debolezza o generosità nata dalla nobiltà d'animo. Bella nel suo insieme, ognuno è Re in ogni famiglia.