Stalingrado
Davide Ghiorsi
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Sotto il cielo della steppa
gli sorrise, Vassiliska
e il suo cuore andò in capriole
come un collo di matrioska.
C'era vento quella sera
ed un freddo che pungeva
ma il suo corpo e la sua pelle
giuro, non se ne accorgeva.
Ma le disse: "Vassiliska
vedi in fondo non son niente
anzi tutti gli ufficiali
pensan sia anche deficiente.
Io non so cos'è un fucile
perché io faccio poesia
ti darei soltanto fame,
solo stenti e nostalgia".
Vassiliska Dimitrschjenko
era figlia di un cecchino
e le armi conosceva
come il pane e come il vino.
e sapeva che i fucili
non difendon dall'amore
perché sono carta e penna
che riscaldan più del sole.
Quella notte a Stalingrado
con l'assedio già iniziato
si fondevano un poeta
e la figlia di un soldato.
E tra i colpi di cannone
e tra le mitragliatrici
quello fu l'ultimo istante
ma lo vissero felici.
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L'autore
Davide Ghiorsi
Commenti (1)
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Paola Riccio12 dicembre 2015
Mai avevo letto con termini realisticamente poetici dell'assedio di Stalingrado. Magistrale il tuo componimento. Oggi Volgograd brilla ma è giusto ricordare, doveroso.

