Il giorno in cui la luna se ne andò
Hariseldom
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Stavano i poeti a rimirar stelle
a parlare di gabbiani e a scomodar la luna
dedicavano versi alla sua fortuna
e odi alle loro belle.
La luna stufa di tanta melensa genia
decise di partire che era appena alba
fece i suoi bagagli in tutta fretta
e corse via come una saetta.
Ora era tempo di luna oscura
quello è il tempo della paura
così nessun subito si accorse
della sua dipartita
salvo una elettricista poco vestita.
Una che per arrotondare il suo stipendio
la notte accendeva falò lungo la via maestra
e la luna, la luna a lei garbava
perché rendeva la pelle nera più chiara.
Oh luna, luna che sei fuggita
in altri cieli sei smarrita
torna qui da me e portami via
dalla terra e da questa stessa via.
Nessuno mi chiama come elettricista
ma solo per rifarsi con le mie gambe la vista
ma io voglio coltivare fiori
e pescare cefali al porto degli spenti amori.
Così la luna ne ebbe compassione
e venne a prendere quella donna su un barcone
navigando arrivarono in un nuovo mondo
che era quadrato storto e poco tondo.
Ma, ma era un mondo dove i viventi
non s'abbuffavan tutti ai quattro palmenti
ma distribuivano le risorse
a tutti secondo i loro corsi.
Lei non dovette vendersi per amore
nessun poeta le regalò dei versi
ma si bagnò in quel mondo
d'umanità d'uguali a tutto tondo.
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