Un salone di un attico in città
Un pianoforte.
Rimasto trascurato
in un salone di un attico in città.
Lucidi e smaltati i tasti ancora intatti.
Le note mai suonate,
piangono per una melodia mai nata.
Solo grammi e centimetri di cenere qua e là.
Un ricco uomo.
Rimasto trascurato
in un salone di un attico in città.
Resta immobile al sole del giorno e a quel piano che sa che mai toccherà.
Forse un attimo di afflizione rendono questo uomo privo d’ umore.
Piange con lui la sua anima contusa
in un salone di un attico in città.
Una bottiglia integra.
Rimane trascurata
in un salone di un attico in città.
Di fianco a quel uomo che non sa se la berrà.
Disseta solo quella voglia di calcare su quei tasti
con la mente che si perde e
rimane solo a contemplarli bramando di pigiarli.
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Commenti (1)
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Francesca Coppola5 settembre 2007
la scelta di strutturare i versi tutti a destra secondo me rende la lettura difficoltosa, consiglierei di impostarli al centro. Cmq sembra che narri una storia e non è neanche tanto male, nel senso che tranne alcune ripetizioni, ha senso e trasmette un messaggio di fondo! forza!