Nell’ora della quiete
e deserta è questa terra di fiori gialli
quando la primavera si snoda
e tornano a gemmare i glicini.
Fuori pigri brillano gli alberi,
in quell’ultimo raggio prima della quiete
in cui va a cadere questo cielo bruno.
Il vecchio nespolo che tutto ha perdonato
all’asprezza della stagione
rimanendo sospeso nel suo respiro
ha già dato i suoi grappoli ed ora geme di dolcezza.
Resta solo il mio grido a margine della notte
come soffio di brezza a svettare e tendere
la velatura dell’anima mia che
con cadenzato e pesante passo s’avvia.
©
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Commenti (2)
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e
emiliapoesie3927 febbraio 2016
lirica sentita ed apprezzata per mio modo di vivere la quiete della sera che da voce ai sospiri dell'animo e al bisogno di una mano amica che accarezzi i miei capelli e mi aiuti nel contemplare la bellezza della natura. complimenti all'autore...
alias Marina Pacifici27 febbraio 2016
Un'agreste elegia ed ode alla bellezza della natura. Allo scenario dell'armonia perfetta del paesaggio egregiamente descritto "nell'ora della quiete", si contrappone l'inquietudine interiore del Poeta, ben espressa da quel grido che si leva "a margine della notte". Con i migliori auspici all'Autore.

