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Natura 27 febbraio 2016 · lettura 1 min · 1296 letture

Che farai di me, mia vita?

Umberto De Vita 311 poesie pubblicate
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Esplode musica dalla natura e par d’udire un brusio misto a suoni monocordi come lente onde in andirivieni nel sole ramato del tramonto. Si spegne lentamente la marea nei riflessi della sera e, nell’insenatura del cuore trova asilo nella quiete infinita. In questa terra solcata dal mare per quei battiti d’ali frequenti di gabbiani radunati in stormi nell’incolmabile solitudine. Dirimpetto al mare; oscillano in collina piccoli arbusti nei luoghi aspersi e solitari privi della pienezza della vita. Nel profondo torpore, in certe serate invernali m’immergo nei miei pensieri: Che farai di me, mia vita?
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In questa poesia, faccio mio il commento fascinoso della poetessa Carla Vercelli, ovviamente senza trascurare tutti gli altri che sono altrettanto interessanti e suadenti. Mi ha colpito particolarmente la sua descrizione e la ringrazio di cuore.29 maggio 2016
L'autore
Umberto De Vita

Sono nato a Messina ma vivo a Firenze da una vita, tanto che non so più se devo considerarmi siciliano o toscano. Ho scritto la mia prima poesia all’età di 17 anni e non ho più smesso. Sono stato premiato e/o segnalato in alcuni concorsi nazionali. Mie poesie sono state incluse in alcune antologie. Nel 2012 è stata ins

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Commenti (5)

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Antonella Garzonio28 febbraio 2016

La bellezza della natura lascia senza fiato, regala al cuore una quiete infinita. Ma è proprio tale bellezza, tale infinita grandezza che spesso evidenzia i nostri limiti, il nostro affidarci alla vita diventa preghiera, "cosa farai di me?"

Sara Acireale28 febbraio 2016

Lo spettacolo della natura lascia senza fiato per la grandezza e l'immensità che si presenta allo sguardo meravigliato del Poeta. Davanti a tale bellezza ci si sente piccoli e sperduti e si pongono degli interrogativi alla vita... Cosa sarà di me? Sarà ciò che tu vorrai Poeta, potrai plasmare la tua vita e con la Poesia cantare la natura e tutte le sue manifestazioni.

Grazia Denaro28 febbraio 2016

Lo splendore della natura qui descritto lascia senza fiato, un ambiente primordiale fra mare che s'insinua in anfratti remoti e i gabbiani a far da cornice, una vista che tocca l'anima, una bellezza da togliere il fiato. A questo punto il poeta si chiede con rammarico "cosa sarà di noi?", ma ce lo chiediamo tutti, penso sia insita in tutti la paura di lasciare questo mondo e le sue innumerevoli bellezze, ma verrà il giorno che saremo costretti a farlo. Il dopo è un'incognita per che ogni tanto ci lascia in apprensione. Versi che fanno riflettere. Il mio plauso a questi versi!

carla vercelli28 febbraio 2016

La natura ha degli aspetti contrastanti di esplosione e di freschezza, ma anche di deperimento e di morte, come rivelano quegli arbusti sullo sfondo in collina, sapientemente descritti dal poeta, prima della sua domanda- riflessione conclusiva. In questo paesaggio stridente ci si sente spinti a porsi interrogativi sul proprio destino di decadimento, al quale sembra che non vi sia opposizione. Ma, per fortuna (a volte purtroppo per danno...) l'uomo è dotato di libertà, volontà e ragione e può fare della sua vita quello che crede, fino all'ultimo dei suoi giorni. Poi subentra il mistero... Molto piaciuta ed apprezzata!

carla composto28 febbraio 2016

nell'osservare la bellezza della natura il poeta ci esprime la sua perplessità sulla nostra caducità... immagini molto belle ed apprezzate ...anche il titolo ci porta a riflettere il mio sentito elogio