Mi s’incartano
Mi s’incartano
le parole
indispettite
per le frasi
che sferraglio
su di loro.
Nel dir
che cosa sarebbe
stato di me
se ti avessi
avuta?
No
non ne dichiarerei
le pene
che mi raccontavano
gli alambicchi
che distillavano
le mie paure.
Dove c’è l’oste
vi’è l’inferno
del bevitore
che sa cosa sia
buttar una vita
d’anticipo
sul banco del dolore.
E se io racconto
le mie sventure
è perché
le fiamme di un’idea
ardono
di veemenza.
E non resta
che cenere
nella mia testa
sono i resti
delle bruciature
che si raccolgono
al fin di quel rogo.
E non vi’è
chi mi schiarisca
il buio che ho, mentre
mi addentro
nell’indelebile mente.
Custodisce
l’ora mia,
che diviene giorni
mesi
e arrivar ad anni
un salto con l’asta
che non sai mai
se supererai
l’asticella
o precipiti nella pazzia.
©
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