Il popolo dei morti
Pasquale Lettieri
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Quante di quelle volte mi chiedo se noi siamo vivi ...
Profughi, elemosinano la vita.
Viaggiano in vecchie bagnarole di legno
nell’acqua salata tra le avide
e affamate onde alte del mare.
Sono cibo per pesci grossi.
Il diritto universale alla vita gli è negato.
Si affidano a mani insanguinate.
Attraversano territori minati,
scappano dalle bombe che piovono dal cielo,
da stupratori di anime e di corpi
per ritrovarsi in territori falsi di accoglienza.
Usano bambini come scudi,
come richiesta di aiuto.
Senza patria,
senza identità,
senza storia,
senza nascita né morte.
Solo il sangue gli dona colore.
Si muovono come fantasmi
senza nessun lenzuolo addosso.
Donne, anziani, neonati, bambini,
spesso approdano su spiagge sputati via
anche dal mare, dall’acqua salata.
Corpicini spenti senza vita come merci avariate.
Questo è il popolo dei morti non registrati,
quello non accettato,
non considerato,
negato a quella parte intima dell’uomo
che dovrebbe essere sana,
solidale e accogliente per i suoi simili.
Invece no.
Sono fantasmi che non urlano nel castello dell’esistere.
Noi tutti, poltronieri,
spettatori di disgrazie,
dei drammi altrui.
Di delitti universali.
Siamo semplicemente animali.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Pasquale Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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