Sussurrami il tuo bene

Ho amato come l’ultimo giorno la vita,
disperato ho aspettato la questua
e desiderato che occhi mi guardassero dolci
nell'ambire quel bene che ho donato felice.
Nella noia ti ho aspettato ribelle alle lusinghe
di uomini che stupivano le folle,
ributtante rimasi alla gogna di dita segnanti
e sognai le tue mani ché facessero caldo.
Ti avvolsi in uno sguardo infinito che finiva la rabbia,
in una notte che bianca splendeva d’inferno.
Aspettai senza ansia il respiro che scalda
e nel sud di un paese all'Antartide
il tuo fuoco mi giunse sereno
ad aprire le porte di una gabbia di ghiaccio
che di vivido aveva solo le stelle.
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L'autore
Merlino
Commenti (3)
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Antonella Garzonio14 maggio 2016
Aspettare senz'ansia per poi trovare l'amore che scalda e amare, come fosse l'ultimo giorno. Viviamo in gabbie di ghiaccio che solo il bene dell'altro riesce ad aprire. Il mio elogio
S
Sabyr14 maggio 2016
Una suggestiva poesia d'amore, che conquista per le belle immagini che risveglia nella mente, questo contrasto tra gelo e calore, e il fuoco che giunge ad aprire una gabbia di ghiaccio che credo tutti abbiamo conosciuto nel cuore. Il mio plauso.
Pagu15 maggio 2016
Calorosa passione in un lavoro che piace per intensità e ispirata originalità. Sempre molto belli i testi di un poeta che sa elevare la propria voce oltre la comune normalità. Ottimo.


