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Impressioni 25 maggio 2016 · lettura 3 min · 1063 letture

C’e un angelo

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63aprollo 34 poesie pubblicate
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C’è un angelo accanto alle bugie alcolizzate c’è una bottiglia chiusa c’è un bicchiere che attende da anni sono gli unici clienti Calendari cambiati negli anni, ogni mese e un rimorso uno vale l’altro s’infligge l’unico giorno che ferma l’ultimo giro pagato Nel dopo lavoro ferroviario da manovra che olia scambi di binari e quel treno entra nella platea di lavaggio Entra nel turno di notte quelle torri illuminano il fuggire dal lavoro che vuole il guscio svuotato Si stordì nel bere per farne frattura sociale un finire le ore cadute di bottiglie lanciate in schegge Raccoglie l’unica occasione che ha di tirar cuore al manovratore e darlo al pantografo ancora in tensione di tremila volt Riscrive un nuovo giorno fino a notte non verrà più ha chiudere conti rendere onore alle tante bottiglie sotto al tavolo L’ andar in altri spacci delirando cognizioni di filosofia un ricordo restato nel banco che piano ha piano si uccideva Adesso un’altra aria venuta da lontani profumi allontana aria viziata e quel che abitava l’angelo e qui prende l’uomo rinato lo accompagna nella vecchia casa dove un padre non chiederà fatture e madre ricompone la stanza Brucia libri dannati rimasti amputati da fogli dove il margine da idee alla follia e diga aperta alla piena di alluvionati e porta in se il seme della nuova rivoluzioni che tempra uomini d’ideali e chi esce da altrui idee Non vuole né padroni né doveri solo diritti l’uomo che perde la fermata si ritrova senza un perché nel ventre di vita da gustare C’è un demone accanto alla siringa che resta in piede nei brandelli del uomo che era e quel che resta negli angoli rattrappito nella coperta resti dell’ultimo dissidente ho quel che né resta di un’idea bella da sentire e chiara delle conseguenze E sempre ci sarà chi le girerà e discioglierà. In acqua distillata col cucchiaino di fame e carta stagnola scaldata dall’ accendino bruciando vene secche inutili dire al droghiere dove c’è posto gli altri sono occupati Iniettarsi disperazione nel folle desiderio di un’overdose nell’origine dove c'è l’abitudine di lasciare mezze frasi inciampate nella bocca secca altre le scorderà nel passo che da una stanza spezzata da tanti ospiti porta al bagno scritto nell’inizio dell’autodistruzione leggerai dal tirare il freno d’emergenza del treno dove scesi all’inferno dei vivi all’ultima vena trovata al finale dell'unico spazio libero dal firmare l’autopsia al demone che recupera il male che fece all’infarto di padre Nel lutto perdono di madre piangente sul corpo dell’unico amore quel treno il suo partire solo arrivo in altri binari biglietto non darà ne pagherà chi ne fece fuoco nel bruciare il ritorno L’ultimo reparto una leggera mano tiro a se promesse di comunità il demone nel sacco non porta anime solo l’utilità di esser stato imbrogliato dal suo padrone E tutto non è mai successo l’acqua salirà e il cielo scenderà.
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