Esci dalla tua pelle.
Esci dalla tua pelle
che ti sigilla il cuore.
Ogni corpo finisce
ed è per sempre.
Mentre brezza leggera
alitava
non sentisti fremito
e ti sfuggì l'ultima Aurora.
Anche il tramonto.
Gli odori dell'umido bosco
la danza gentile della pioggia sui vetri
il giallo calore del sole
il pane sfornato
la legna che arde.
Il mio pianto.
Il flusso dell'Autunno
scivolò lieve
sotto i tuoi piedi
e di pesante impronta
timbrasti la terra.
Già cambiava stagione.
Non avevi sorriso
per salutar l'Inverno.
Alberi e viti
sterili nei rami
che tu non potasti.
Candide le mani.
Secchi i frutti del tuo giardino.
Ti abbracciò poi
la Primavera
dal morbido sorriso.
Non trovò gioia
nel tuo sguardo distratto.
Ed in fretta se ne andò.
Accigliata.
Solo ombre si intravedono
alle tue finestre
quelle che serrasti
con doppi chiodi
e mastice potente.
Paura avevi forse dell'ulular del vento.
O che quel raggio di sole
preludio di stagione impertinente
ti rovinasse l'abito
o più semplicemente
illuminasse
un attimo
un istante almeno
finalmente
lo sbiadito colore
della Vita tua.
©
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Commenti (2)
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B
Benedetta Cavazza Miciamalvina22 settembre 2007
mi ha colpita perché vi è una grande capacità di 'prolungarsi' nello scrivere ma senza prolissità..godibili i versi ed anche le singole parole sembrano perle di una collana sapientemente creata.
D
Daniele Piredda22 settembre 2007
è vero, una lunghezza di testo che non stanca, ma, anzi, si vorrebbe continuare a leggere ancora e ancora e ancora...