L'ultimo requiem
Luca Farace
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La mano destreggiava con cura la piuma,
messaggera di incubi notturni, e sangue,
gli spenti specchi non accoglievan più alcuna luce,
nessun riflesso.
Il calamaio conteneva le lacrime d'una intera vita,
ad esso venian affidate le ultime note,
nella mente dilaniata da troppi orrori
nasceva l'ultimo requiem.
Il buio era immenso, nulla, se non dolore, era presente,
e spiriti in attesa, traghettatori di essenza,
la mano impugnava l'archetto mesto,
il rumore della sedia in movimento, squarciava il silenzio.
La candela iniziava a danzare,
ascoltando l'urlo straziante del violino,
il commiato alla terrena sofferenza,
e, abbracciati, si spensero, contemporaneamente. In eterno
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