La scogliera del suicidio
Luca Farace
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Tutto appare sfuocato e distorto,
la realta' si fonde con la follia e la follia diviene la principale realta',
realta' che rende sbiadita
e negata di ogni colore questa gelida mattina di primavera,
dove ogni cosa è semplicemente privata della propria anima,
ed appare grigia, non bianca, non nera, incorporee,
fantasmi lontani di emozioni ormai defunte.
Il mare, il cielo, la sabbia, tutto appare come un vecchio film,
una pellicola datata che rischia di strapparsi
ogni volta che gira nel proiettore della vita,
Le increspature delle onde disegnano mani che mi invitano,
su questa scogliera irta, a raggiungere l'abbraccio della morte,
e l'irreale sole che inizia a sorgere,
traccia un percorso brillante dal cielo al mare,
una via da seguire per librarmi in volo
come un gabbiano dalle ali mozzate.
Mi volto un istante,
intravedo l'unico colore che spicca ai miei piangenti occhi:
il rosso sangue dei papaveri che danzano,
accompagnati dal soffio del vento ed accarezzati violentemente,
cosi', come sul mio viso, porta via il lor polline come le mie lacrime.
E' gia' il tramonto, un istante è durato questo giorno,
un istante tutta la vita,
il tempo di un pensiero e di una voce, giunta dal profondo oceano:
"Cura il tuo dolore, accarezza la strada d'argento,
la strega ha squarciato il mare per te,
attende il tuo bacio e nel mare troverai il tuo paradiso"...
La scogliera del suicidio è vuota
e il mio cadavere giace dilaniato sugli scogli,
il mio sangue tinge l'acqua di cremisi chiazze,
riflessi nel ciel buio dell'ormai inoltrata e buia notte,
finalmente libero.
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Luca Farace
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