Mi cibo di me
Pasquale Lettieri
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Prendo da me.
Mi mordo, mi mangio ...
Non inseguo il tempo passato e nemmeno quello futuro.
Non vivo con l’orologio al polso,
col ticchettio del pendolo e del suo moto perpetuo,
nemmeno vivo con il calendario delle stagioni.
Faccio parte di un fiume senza tempo e senza acqua,
scivolo sulle pietre rocciose,
salto ostacoli: " La passione, la sensualità "
il vuoto che queste scorie
creano, evito la lenza e l’esca dei
pescatori di trote per raggiungere l’oceano ...
Sono un ginnasta con le emozioni,
un acrobata.
Gestisco il dolore e la gioia
come il giostraio la corsa dei destrieri di latta,
salto con l’asta ogni conflitto,
corro ...
Mi fermo quando voglio,
accelero e decelero come il rombo dei motori degli aerei.
Vivo nell'acqua,
nella linfa del provare,
dove le parole non servono,
sono inutile,
sono zavorre dannose per il proseguo.
Ho casa dove il tutto s’incontra e si riscalda,
dove la stretta di mano,
lo sguardo, il sorriso,
il vivere con l'anima la vita
rende moltitudine l'amore,
mai singolo.
Questa è la tana del mio dio.
©
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L'autore
Pasquale Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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