Sera di pioggia sull'Appennino
alias Marina Pacifici
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Si avvicina con passi freschi di sogno
nella sera il ricordo
dal sorriso bambino.
Tende la mano gentile
e mi riporta là,
nella festa di colori dell'Appennino.
Li sento sospirare tra i pensieri
i miei ulivi d'argento,
sui sentieri del cuore
dove tutto sembra sempre vicino.
Li ascolto stormire nella pioggia,
sotto lo sguardo biancheggiante del biancospino,
in un abbraccio di verdi colline,
con la voce dell'amore che d'ogni ferita è lenimento.
Li avverto nell'anima cantare da lontano
e pronunciare il mio nome,
oltre la cortina di solitudine,
recandomi sollievo nel tormento.
Li rivedo con la dolcezza
degli occhi di bambina
dall'altura del casale occhieggiante di lucciole,
nella danza vespertina.
E mentre dintorno le campane echeggiano
con voce struggente
di perduta contrada
chiamandosi da borgo a borgo,
si snoda per me soltanto
della nostalgia la strada.
Fischia, invitandomi alla partenza,
il treno del ricordo,
quasi a incoraggiarmi:
“Suvvia, non è lontano...
Lo trovi in ogni respiro il tuo caro altopiano!”
ed il fischio del vapore
al cuore è promessa e concento.
Chiudo gli occhi,
sento la carezza dei fiordalisi e dei papaveri
sfiorarmi l'anima...
E rivivo tutto in un momento!
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