Vite spezzate

Non si può vivere
tra il sibilo dei proiettili,
in mezzo alle macerie
affamati, assetati,
dalla vita diseredati.
Enorme è il gommone,
credere alla menzogna,
le isole non sono lontane,
la terra della pace è vicina.
C'è chi sorride, cavalcioni
con nell'acqua un piede.
C'è chi trema, piange
rinchiuso nella stiva muore,
indossa la maglietta
della squadra del cuore.
Giorni sotto il sole,
notti di pianti e freddo
sulla pelle il sale.
Troppi emigranti,
il gommone non regge,
onde giganti.
Il motore tossisce, si ferma.
Tutto buio, il mare è nero.
Urla, lamenti, sibila la frusta
zitti o vi ammazzo davvero
sulla schiena, il bruciore.
Il sale sulla lingua,
in mare da troppe ore,
l'acqua razionata.
Il mare sta ingrossando,
l'imbarcazione sobbalza
c'è chi cade poi si rialza
il gommone è capovolto.
Tanti corpi galleggiano,
guardando verso il fondo.
Segue l'onda un infradito rosso,
mano scura dall'onda affiora,
stringe un fagotto tra le dita
galleggia un biberon ancora,
come servisse a dare vita.
Hanno pagato, le frustate,
hanno raggiunto il paradiso
tutte quelle vite spezzate.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Galante Arcangelo6 febbraio 2018
Conduce a un’enorme tristezza, la scena dolorosa descritta, alla quale, il poeta ha dato voce, rimanendone straziato! Dinanzi al dolore altrui e alle umane sofferenze di coloro, che ne restano vittime, chiunque possieda un cuore, impregnato di autentica umanità, impotente si sente, e si rinchiude, persino, in una desolante amarezza. Nessuno dovrebbe mai assistere a episodi angoscianti, né, ancor meno, veder stare male persone a cui si è affezionati, incontrando, per caso, anche lo sfacelo della vita appartenente a una persona, sconosciuta. Un testo che sinceramente, mi ha commosso.
