Io vagabondo

“Io vagabondo che son io”
col mondo in tasca un poco mio
splendente e lucido di vita
corrispondente e mai fuggita
col vento in faccia per compagno
le tue carezze un buon guadagno
tra i passi sgangherati e l'avventura
e i giorni ricchi di una vita dura.
Io vagabondo che non sono
conosco il vuoto e l’abbandono
su questa giostra di perché
certo di un porto senza i benché
dove le nubi non fanno festa
e il tutto gira dentro la testa
con la promessa pronta a navigare
nell’acque immense del più cupo mare.
Io vagabondo che vorrei
son qui seduto tra gli dei
del mio coraggio inconcludente
dei tuoi trascorsi di veggente
in questo volo a due intrapreso
io da gitano e tu indifeso
nella certezza di tagliare il pelo
nella speranza di toccare il cielo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!