Vecchio

Sono nata in Sardegna. Ho cominciato a respirare poesia ascoltando mio padre che amava improvvisare in lingua sarda. a scrivere poesie a tredici anni. Lo faccio tuttora spinta da un bisogno quasi viscerale di mettere su carta i pensieri e le emozioni mie, più profonde. Mi piace ogni forma d’arte e sperimentare nuovi mo
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Quando eravamo ragazzi, conoscevamo alquanto vagamente i segreti più intimi della poesia (metrica, figure retoriche, ecc.) , ma una cosa ci era chiara: per essere degna di chiamarsi così, la poesia doveva possedere almeno qualche rima. A ciò si aggiungevano la semplicità, l'ingenuità, la purezza dell'anima e del cuore, che a quei tentativi preadolescenziali conferivano una particolare grazia, non più alla portata degli adulti. La poetessa ha fatto benissimo a proporre questa sua fresca opera dedicata al nonno e scritta quando aveva soltanto tredici anni di età: essa ci risolleva lo spirito, spesso troppo appesantito dai gravosi saperi della maturità.
Una bellissima e dolcissima filastrocca che rispetta come detto da chi mi ha preceduto nel commento, i canoni della rima della musicalità e della simpatia. Trattandosi di nonni adoro questa figura brontolona ma dolce di cuore proprio come quel riccio di castagna che dentro custodisce tanta dolcezza. Molto apprezzata e giustamente dedicata da una poetessa ancor fanciulla alla figura di valore inestimabile quale il nonno. Il mio elogio
Ecco che se vecchio non diviene anziana parolaccia, questo ... è il vecchio che mi voglio.

