E poi, morire
Saverio Chiti
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Navigai per mari a me sconosciuti
e prosciugai gli oceani attraversati
come fossero lacrime sul viso della mia donna
che d’amore pianse per il mio ritorno.
Volteggiai su nuvole così spesse da oscurare il cielo
e attraversai in volo, la luna e il sole
tanto da bruciarmi l’anima, così candida e leggera
come neve che cade giù.
Camminai per valli, così verdi da far male agli occhi
e i fioriti prati della vita, ammirai estasiato
sentendomi davvero piccolo, dinanzi a lei.
Nuotai contro correnti avverse, solo per il gusto della sfida
e mi ritemprai all’ombra di un ciliegio
come solo l’umano io, sapeva fare.
E fu lì, che ti aspettai
felice d’aver vissuto una vita di meraviglia
dove ci fu spazio per l’amore è il gioco
senza dimenticare l’entità di una famiglia.
Passarono giorni di stupore e lacrime versai
al fine d’ogni sera, quando accanto al fuoco
di me tutto raccontai a lui, che del seguitarmi era destinato.
E poi, morire fu quasi scontato
visto che la luce in me, era finita
piccola fiaccola nella vita distrattamente confusa
con quella fulgida aurea che attorno a me
con caparbia costanza, perse vita.
©
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
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