Haiku#1

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Se l'autore me lo consente, prendo il suo haiku quasi a caso (anche se mi ha colpito il primo verso, di 6 sillabe anziché 5) per esprimere un'idea su questo genere poetico che io non potrei mai scrivere. Come ci spiegava il grande semiologo R. Barthes, ne "L'impero dei segni", bisogna essere giapponesi, o almeno buddisti zen, per essere capaci di capire che il vero haiku non ha mai nessun senso, e che per questo non si può neppure commentare: "Lo haiku riproduce il gesto indicatore del bambino piccolo che mostra col dito qualsiasi cosa dicendo soltanto: quello! La scia del segno che sembra sia stata tracciata, si cancella: nulla è stato acquisito, la pietra della parola è stata gettata inutilmente, non ci sono né onde né colate di senso" .
