E non son rughe d’espressione
Pettina la ramazza di saggina
lenta nel suo ventaglio i carrugi
rimestando chicchi di picchi
in tanto riso inebriandosi
così come pare
spenda il suo tempo il mare
a maturare un pizzico di sale.
Nel solaio di bocca buona
vanno i bocconi lasciati
dei vecchi tempi
del tutto inutili tra i nostri piedi
almeno pare a chi di modernità
veste il piatto di portata
alle ricette comandate.
Non è più sottile inganno
o garbato travestirli di contorno
con la parola usato da rottamare.
E quando torneranno vicini
sarà per chi ha gli occhi custodi
in un nuovo nascere gioia
solo il vagito di spostarli.
La gramigna da primizia
una beniamina tra le erbe con le chiavi
è la vecchia signora ribelle
dal bruciato suo seme
arso di sete del sapere
viva soffrendo tra le sabbie di pietra
la sola ogni parola presente come può.
Dietro ogni inferriata le persiane
l’impensabile dell’occhio senza immagini
una fronte ch’ha la sua rivelazione
per ogni fessura
a passeggiare l’intera vita.
E non sono rughe d’espressione
ma il vuoto dove abbiam dormito
o sorvolato liscio l’età
ignorando il tempo.
©
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