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Poesia 1 novembre 2016 · lettura 4 min · 1119 letture

Poesia per una Messa di Requiem (Seconda Versione)

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Dormite eterno sonno nella terra, su cuscìni di rose e di vïòle, placidamente cullati nel vacuo abìsso delle nùvole; il Sole... un Dio. Una rosa per voi fu crocifissa, sanguinò su Isräèle le sue chiome; e Tu, Sìon, prega per sempre, in eterno. E tu, tu dunque oh rosa... oh rosa, d'Amore e di Vita, dona il tuo occhio a noi, quando i nostri pètali si chiùdono nel vespro delle tènebre, pietà di noi... E voi, Tempeste assordanti e furenti, oh tuoni che gridate le fàuci delle Furie, naufragi funerei nel cièl della Notte, singulti d'un ùltimo spiro, voi, tremendi e crudeli vaticìni stridenti di ciò che è, ahi quanto è il fuoco e il tremòr che portate, ora che sarà l'ùltima e orba sera della pàllida Luna. E dovunque le trombe della Vita miètono le ossa cui il corpo si aggiunge; e nuovo giorno viene. Così Natura crolla e si distrugge, e il volto sarà chiaro della Morte, e non vi saranno più Notti d'intorno, né mai sarà päùra. Ma io che dirò alla rosa quando - io muto - mi chiederà le volte in cui raccolsi i suoi pètali, e l'ombre sue e il suo sguardo? E adesso sarà l'ùltima e orba sera della pàllida Luna. Si ricorderà questa rosa? un giorno del piàngere versato, là, su' un prato ordìto di deserto, con le fòrbici che recìsero e cuore, e mani e piedi? Le sue spine a sè rivolte? Si ricorderà questa rosa? un giorno avèr baciato il furto delle aurore, il ventre di una strega?... E io piangerò perché son fango e vermi, con le mani di colpe graffïàte sulle albe guance, presso un branco di lupi - io pellegrino! - e tra le greggi; e piangerò per sempre, com'è scritto nel Fato; e adesso sarà l'ùltima e orba sera della pàllida Luna, è il Tempo delle làgrime. Dormite eterno sonno nella terra, oh fiòr, dormite; dove eterni sono i vostri pòllini e i vostri singhiozzi, come un gregge promise al vostro nàscere, e la rosa fu vìttima dorata pe' il sonno vostro, come un gregge promise al vostro nàscere. E Tu, l'ignoto Altrove, reggerài l'incògnito tuo Regno! Le tue schiere! Pietà di noi! Oh santa rosa dei nùvoli! Pietà di noi! E il Sole eterno allùmini le vie tra i monti e le foreste e per le vette del pellegrinàr nostro, perché le pietre divèngano quieti cuscini per il sonno, e i faggi e i rami ombre fresche e balsàmiche pe' i Sogni, perché l'Eterno risplenda perpetuo! E tu, mia rosa, lìberami dal vespro mio perenne, dal màr del ciclo di nàscite e morti, quando il fuoco urlerà contro la terra, dove resuscitando ella è in tremore, quando i cieli si muòvono irrequieti tra l'urlo di tante furiose tempeste, tra i morbi dei volti di peste invisìbile, tra vacue e voraci cadute d'abìssi, la Morte malvagia che sorge. Lìberami dal vespro mio perenne; che io possa coglierti, oh rosa ridente!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Silvana Poccioni1 novembre 2016

Componimento di grande impegno, sia nei contenuti che nel verseggiare. L'immagine della rosa si presta a diverse interpretazioni e ciò rende ancor più interessante e coinvolgente l'intero scritto. Sacro o profano? In ogni caso l'attenzione non cala mai, se la lettura resta attenta e chi scorre i versi li fa propri, lasciandosi abbracciare dalla melodia delle rime e dai rimandi musicali interni. .