L'Azzurro
giovanni bianchi
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L'azzurro violentava l'universo
in quella assurdità di cieli tersi,
senza la carità di un'altra brezza,
che fosse lieve come una carezza
di bimba che si affaccia impaurita,
oltre la prima soglia della vita,
e la felicità di rannicchiarsi
in una fresca tana di memoria,
che conservasse ancora qualche storia
di amore- morte oppure fantasia.
Il caldo trasudava impenitente
dai viottoli di strade torturate
dove il selciato ripeteva, al niente,
il suono sordo dei miei lenti passi.
Silenzi interminabili coprivano
la blu fallacità di quelle ore,
vissute senza cuore,
di nullità imbevute
e il buio dei passati si scorgeva
negli antri delle case abbandonate,
nelle ombre delle siepi già tagliate,
come anime distese,
sul rosso di una terra troppo secca.
Il tempo intorno a me non dava tregua
ai vani tentativi di salvezza,
per ricucire scampoli d'amore
a ricreare, invano, lo stupore
di una vicenda fredda e ammutolita,
ma vera più del vero, mai sopita.
E tu non c'eri piú
te n'eri andata via non so da quando,
portando assieme a te tutto il sapore
dei baci appassionati
degli attimi rubati,
dei vuoti, dei rifiu ti,
dei tanti giuramenti
prestati e non concessi
ed io rimasi solo, lí, a guardare,
il vacuo di una notte da passare.
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giovanni bianchi
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