Piccoli giorni miei
Oggi litigherò con la carne,
dura lotta e sudore,
gusto d'aceto in bemolle, salse scure,
facce dure in cappotti rossi e sorrisi di circostanza,
la poesia m'abbandonato,
ieri,
all'angolo di strada tra un piccione morto e un calendario senza data.
E se l'Apocalisse arrivasse a maggio?
Che sarebbe come dire:
-ecco la tua poesia, poeta bastardo!-.
Resterei calmo,
forse,
sempre al volante d'un tempo morto;
caro, carissimo,
illustre, perfino!
Ecco, ora, il tuo tributo ma,
ti prego,
dammi la mia carezza di danari,
non t'accorgi che sto finendo?!
Ché non vedi che sto morendo?!
C'è una donna nel prato del tempo,
mi odia perché son povero,
detesta la mia puzza, lei,
quella maestra fior d'accademia,
mi odia,
detesta la mia carne,
ucciderebbe tutti i poveri pur di risolvere un problema...
Non le piacciono i miei abiti,
mi vieta di parlare.
Sono scorci di paesaggi viola,
trabocchi di immondizie nei torrenti e ponti di judecche,
recinti per i cani e, forse, si,
sta nei geni, sta nel viso,
nel corpo che ci portiamo appresso,
abito a volte sgargiante ma perlopiù distrutto,
sta nelle generazioni di operai alle tue spalle,
non c'è riscatto,
dov'è la moneta contante?!
Generazioni in corpi di carne morta e chiodi di sconfitta,
le parole...-me ne vado!-
Pesa, l'amore più dell'odio e,
carchi del peso minore, senza paura:
-non mi ucciderete mai, stringendo il vino tra le braccia.
Sta nelle gole tagliate,
nei violenti dogmi in sere troppo oltre,
risiede nei sogni che invidi.
Sta nelle canne dei fucili.
Più chiaro non si può,
molti però non l'han capito:
la risata di Sara,
il suo spirito e i suoi sospiri,
persino i suoi pianti isterici
ma soprattutto la sua risata,
ci han salvato tutti.
Miseria.
Riscatto.
Carità.
Beato tra un sorriso da stronza e un abito da sposa,
nell'abbraccio di una donnetta dal cattivo gusto...
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L'autore
Filippo Di Lella
Diplomato all'Istituto alberghiero A. Vespucci di Milano con voti appena sufficienti. Perché la poesia, perché la lirica o la letteratura? Libertà e il resto vola via.
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