La festa del pane
I campi di grano maturo
erano per me scrigni
che aprivo giorno dopo giorno
dell'anno che mi seguiva.
Vedevo la bianca farina
riposare nella madia
aspettando che mia madre
la impastasse per fare il pane.
Poi, ancora caldo, leggero
lo tenevo nelle mani
e correvo nella corte sassosa,
ma bellissima come una rosa.
Sul grosso sasso
seduto mangiavo il pane
e crescevo stagione dopo stagione
con il ciuffo in testa che si abbelliva.
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L'autore
Luigi Ederle
Sono un poeta modesto. Scrivo per passione, nato a Grezzana di Verona il 06 / 09 / 1945. Premiato una cinquantina di volte. Scrivo in dialetto, in lingua e mi piace molto l'Haiku. Ho scritto un manipolo di commedie in dialetto e una dozzina di testi per canzoni. Ringrazio il sito Scrivere che mi ospita da otto anni. Lu
Commenti (1)
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Giuseppe Vullo8 dicembre 2016
Bellissima questa lirica che ho vissuto anch'io, vedendo fare il pane in casa da mia nonna. Andavo in campagna a veder le spighe crescere a maturare. Poi la raccolta e la separazione del grano dal loglio. Il grano portato al mulino a macinare e poi la bianca farina da impastare ed infine il pane caldo da mangiare, con olio sale e pepe.
