Le ferite del tempo
Stefano Figoli
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Scorrono attimi
sulle nostre bagnate palpebre
in un agitare di fronde
di vertiginosi venti
su irruenti ruscelli.
Lascia che fugga il tempo
su impavide ferite
di incolmabili vuoti,
di spazi e di luoghi,
smarriti in laconici baci
di perduti istanti.
Accogli le mie mani
in un turbinio di stelle
sommerse su coltri
di invernali cieli
e intrecciale, velata anima
su rugiade
di geli notturni.
Io mi vorrei abbandonare,
nell'improvvisa solitudine
di un tenero abbraccio,
in un dondolio senza tempo,
immersi,
come profonde radici,
negli estremi pallori
dei nostri cuori.
©
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L'autore
Stefano Figoli
Un mio caro concittadino un certo Fabrizio De Andrè disse che chi continua a scrivere poesie è un genio o un cretino. Bisognerebbe chiedere a colui che ha scritto poesie sotto forma musicale cosa ne pensa di chi inizia a scrivere poesie ( se così vogliamo chiamarle ) dopo un po' di anni di vita su questo nostro pianeta
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