Le strade di Rangun
Le strade di Rangun
sono fitti fiumi
di tuniche rosse e sangue versato.
È finita l’ora del silenzio
delle bende sugli occhi d’Occidente
e un urlo sorge, come sole a Levante
negli sguardi stretti e profondi
nei capelli corti e ostinati
ad affermare il Sacro Diritto
contro ogni dolore e sacrificio
aldilà di qualunque paura.
Dietro sbarre di buio
sotto colpi di atroci torture
le ossa frantumate
e le tumefazioni di corpi stuprati
dalle labbra dei monaci birmani
alzano la voce e lo sguardo
sulle bandiere della Libertà
©
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L'autore
Zima
Commenti (3)
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C
Corifeo19 ottobre 2007
La poesia può e deve alzare la voce, anche se temo sia una delle ultime barriere in difesa della libertà.
M
Maria Francesca19 ottobre 2007
Un grido quello di Zima per porre l'attenzione di un'altra pagina di orrore, un richiamo a riflettere sul bene della libertà e l'arroganza del potere. i tuoi sentimenti
Giuseppe anfortas Guidolin19 ottobre 2007
Una bella poesia di impegno civile, un appassionato richiamo agli orrori che in questi giorni hanno insanguinato quell'angolo incantato d'Asia... un'invocazione poetica che vuole innanzitutto scuotere e incitare gli animi di tutti noi per spingerci ad unirsi all'urlo di libertà di chi è oppresso e chiede semplicemente di poter vivere da essere umano... grazie!

