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Natura 19 gennaio 2017 · lettura 2 min · 919 letture

Al terremotato dell'Appennino

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Angelo 2000 171 poesie pubblicate
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Ti dono un verso inutile, per sempre ti sia caro. Chè l'aiutarti è nobile, eppur mi sei lontano. Ti scrivo perché è facile, so che dovrei aiutarti... ma non è affatto agevole -son pigro- confortarti. A te che intorno nevica sfortuna su sfortuna. A te che intorno nevica e sopra te la luna perché il tetto è crollato - violento il terremoto - perché tutto è perduto, violento e ingiusto è stato! A te io dono il canto non solo per mollezza... Certo non mi do vanto d'aver d'agir prontezza, ma anche io t'invito, come conforto al pianto non vale essere ardito, ma volgi gli occhi al canto. Il canto fu immortale agli occhi dei poeti. Or che tutto va male cosa ancor vivo vedi? Puoi veder quanto è splendida la luna e l'Appennino or che la luce candida si spegne nel mattino. Puoi veder quanto è dolce il colle con la neve che Contra te si torce con la sua morsa greve. Puoi notar che gli armenti son splendidi al candore che pur son sì dolenti che pur voglion calore. Caldo non è il paesaggio ma certo è assai soave. E tutto volge in peggio ma bianca bianca è la neve. Non posso confortarti appieno del dolore ma ancor posso donarti col verso mio calore. Il verso non è instabile nè come vita avaro, ti dono un verso inutile per sempre ti sia caro.
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