Un camino acceso
Saverio Chiti
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Nella stanza a me accanto, c’era un camino
i più grandi dicevano ch’era spento
a me però tanto calore mi arrivava vicino
che quasi non riuscivo a respirare
tanto che facevo fatica a crederlo spento
e lì dentro avrei voluto guardare.
Nella mia stanza c’erano letti così fitti, da parere alveari
vivevamo come api una sull’altra, mancava solo il miele
per il resto eravamo come cera che si consumava
al cospetto della notte, e del suo scorrere nei lucernari.
Ogni mattina portava con sé un domani crudele
assai difficile da vivere laddove la vita sfumava
come fosse stato il chiarore di un’ombra eterna
sperduta nel chiuso di una lucerna.
Tutti avevamo una strana divisa
la nostra era di grezza stoffa che macerava la pelle
e feriva l’anima della sua purezza,
mentre gli altri avevano linde uniformi con tanto di stivali ai piedi
e io che ero scalzo, quasi invidiavo il loro passo ribelle
che cadenzava a ogni passaggio. Seppur con asprezza
non mi rimase che volgere altrove lo sguardo, e da quella vita assisa
alla mancata pietà per un suo simile, e per tutto ciò che vidi.
Poi arrivò il momento di fare visita al camino.
Fu così che lo vidi da molto vicino,
come un mostro ci inghiottiva senza premura
per il nostro funesto domani...
Fra le fiamme vidi perire mia madre e i miei fratelli di sventura
e tanta era la paura, non certo di soffrire
ma di non lasciare in divenire
tutto ciò che vissi allora; adesso nel canto della mia stanza
una mano bambina ha lasciato una piccola pianta di gerani
benché l’inclemente inverno in cuor di molti, ancora avanza.
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
Commenti (1)
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F
Franca Mugittu27 gennaio 2017
Sensibilità e denuncia per non dimenticare. Complimenti
