Figlio della luna
Lunga è la strada
che mi porta al domani,
si perde sopra le siepi
all'occhio mio stanco
al mio fianco il nulla,
né mi spinge, né mi frena
ed io salgo come il ferito
della guerra non vinta.
Né strette di mano, né sorrisi
lungo i fianchi io vedo
e pur devo tornare, in silenzio.
Forse la patria mia non esiste più.
Sulle ferite delle mie dita
ancora una lacrima cadde,
la polvere bianca dei piedi
lentamente l'asciugherà
poi, sarà il pianto:
per la festa che non c'è,
per le mute campane
e, là nel cimitero freddo
dove mia madre riposa.
Mi sento figlio della luna:
mi seguiva nelle trincee,
ascoltava le mie grida,
asciugava le mie ferite
ed ora è là che aspetta
davanti alla chiusa mia casa.
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L'autore
Luigi Ederle
Sono un poeta modesto. Scrivo per passione, nato a Grezzana di Verona il 06 / 09 / 1945. Premiato una cinquantina di volte. Scrivo in dialetto, in lingua e mi piace molto l'Haiku. Ho scritto un manipolo di commedie in dialetto e una dozzina di testi per canzoni. Ringrazio il sito Scrivere che mi ospita da otto anni. Lu
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