Gliè morto i Re (sei morto te)
Saverio Chiti
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Allor che sia risaputo
il Re gliè morto, e no pè nu starnuto...
È morto così, come dovea morì
durato quanto un micio su l’Aurelia.
Sarà stato i troppo traffio o i cardo
che a candela, furminava i gonfi
senza i capello, e nemmen l’umbrello parasole.
Povero Re, povero me
sei morto te, gliè vero
ma di siuro e mi dispiace
e l’anima mia un si da pace
tantevvero c’ho detto na preghiera
per tutti quelli che te, tu mettesti in miseria...
Te lo ricordi vero, di quant’eri meschino?
Sempre pronto a batte cassa
e mette tutti a i lumicino...
Perché te, la vita la volevi bona
che ci ‘oleva ci ‘oleva
belle sgnacchere e feste assai
e poi i lusso dei vestiti boni
e macchine così potenti
da fa paura a i tremoto...
e poi quaini come fosse ghiaia,
tanto poi, e si pagava noi
mia i ruzzaia.
Ma la pellaccia sai, e te l’hanno fatta
’na lecca fra capo e collo
e tanti di bei nocchini da sbucciassi le dita.
Gliè morto i Re, sei morto te
ora ni reame, ora, c’è i fai da te.
©
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
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