Il minatore dagli occhi bui
Rosaria Catania
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Chiarezza curiosità e gusto
scava il minatore la sua eterna zolla
il volto dell’uman rassegnato
il desiderio le emozioni
sulla ritrovata energia
Son dolci le ore
cadono leggere sulla pelle ubriaca
col puzzo di zolfo
respirar quel misero ossigeno
penetrar nei polmoni avvelenandolo
e sulla scia dei ricordi
preda lontano di un giorno
Timori immobili
per ogni attimo fra le mani paura terrore
eran aspri e immaturi
son rami caduti abortiti
non fu fulmine né tempesta
ma dal grembo materno furon abortiti
recisi dal tronco
segatura morta
Terribile potente
furon lasciati li sotto
come bulbi a maturar i lor germogli
e nella profondità della miniere
ogni ricordo di ieri si spense
Furon anni bui
quel pezzo di terra s’addormentò al sole
mezzo secolo alle spalle
l’erba calpestata si fece strada nella lor memoria
veli e voli di spose vedove
strappate al verde contadino
visi arrossati
sorelle mamme mogli
piangon di nero scialle
Briciole di realtà
dell’umana vita
volgea al pensiero
per perderne la scommessa
sul negar il futuro
sulle spoglie del passato
Non soffiarmi sull’orecchio
non parlar per giorni
non pregar con la lanterna
malgrado le stelle brillavano nel cielo
Buio umido freddo
solitudine rassegnazione
aveva un volto da bambino
in un viso da vecchio
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L'autore
Rosaria Catania
Commenti (1)
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rob ponzani8 febbraio 2017
.tutti i minatori hanno uno sguardo da bambino, chissà perchè? Uno sguardo da bambino su un volto e un corpo da uomini duri, generosi ...eroi. Molto bella
