Morte in un mattino sul lago
Hariseldom
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Se mai le montagne riflettessero su loro stesse
se i laghi potessero raccontare delle morti
se Dio scegliesse fiori meno colorati
e magari le api avessero il senso della vita.
Se tutto questo potesse essere ma non è
allora tutti saprebbero della morte di un cervo
tutti conoscerebbero il dolore sulla riva del lago
e la sua compagna che leccava il sangue della ferita.
Perché si muore e non si va in paradiso
si muore e si torna alla terra come condimento
siamo il sugo acido del nostro mondo
esseri viventi che non applaudono mai abbastanza.
Io ero seduto sulla roccia di quel lago
toccavo la mia psoriasi dietro le orecchie
la bagnavo con quella fredda acqua a primavera
tra le ultime montagne di neve gelata.
Se avessi avuto un amore non sarei rimasto
se avessi avuto uno scopo sarei andato via
ma quel cervo era nato con me una notte
e io gli avevo dato la vita da sua madre.
Ora la mia follia è un dipinto fiammingo
in una sala di un museo ancora chiuso
e la gente non capisce quello che racconto
non vede quella macchia proprio in fondo.
La morte è la sorella di un ricordo
ultima amante della sera di quel giorno
quando le montagne scivolarono nel lago
e la tristezza divenne un tramonto tra le foglie.
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