Il gusto dell'infinito
Rovinare verso l’assurdità, nell’aria penosa perplessa
Nel silenzio della domenica mattina e dei morti ammucchiati
Verso l’eroina che ride, né voi, dolci ragazze con le vostre dolci parole d’amore
E le vostre labbra verdi, potete salvare la sabbiosa rosa dall’orgasmo giovane
Ma il silenzio del dormiente, ma l’altra specie di sogno!
Il mio sangue pazzo e inquieto è mia moglie, è la mia morte, è il mio cervello, è la mia vita
Che le prime luci dell’alba siano la percezione del cosciente bacio del tuo Dio
E’ possibile che un uomo di genio, malinconico, deprivato del suo più grande affetto
Mi faccia trasformare la sua morbosa sensibilità in sublimi attrattive artificiali
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Commenti (1)
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Ugo Mastrogiovanni24 ottobre 2007
Scarsa la lirica, forte e rispettabile il concetto: de gustibus!