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Natura 4 marzo 2017 · lettura 4 min · 834 letture

Grande Elegia al Vento di un Giorno di Marzo

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Come mi è o furia o sprezzo questo vento che dal mattin che va a risoffiar sento, mentre gelida grida una Tempesta, che urla funesta!... e come mesto mi sembra il suo sguardo, d’eterne guerre invincìbil baluardo, con il suo labbro che durante il giorno dà fiato a un truce corno, e ordina forse il preparato assalto, mentr’io lo intendo chiuso nel mio spalto!... e come piega, soffiando là, fuori, i primi fiori! Mi sembra sia una possa che crüènta sempre mi scruta, e dopo mi spaventa qui, lievemente alzandomi da terra, e che poi ovunque afferra le polveri a me d’intorno, e in suoi vortici le prende e le trascina, e come forbici la Primavera che viene e sorride bruto recide. Mi sembra che ei percuota anche il mio cuore, con le sue attese, tra i Sogni e il torpore... che lo prenda e lo stringa e che lo scagli qua e là, gridando ragli per la campagna ora da lui vessata, e per i campi arati. E mai placata è la sua Furia, il suo fischio irridente e irriverente che di se stesso inghiotte l’eco, e il muto chiasso, e il tacito aspetto; e che perduto, come l’Anima mia, di marzo spegne e Sole e nubi indegne. Fors’ei non è che l’ultimo discorso guerresco dell’inverno, tra il rimorso di rinunciare al gelo delle nevi o aver più lievi zefiri, e il canto di una vana impresa: che il verno vinca! e spenta e vilipesa resti la Primavera, e s’allontani co’ il suo cuor, le sue mani; e vada oltre. Chè codesto Pöèta non la deve conoscere! E si allieta questo vento a ripeterlo alle curie delle sue Furie, mentre d’intorno io scorgo le campagne ‘ve vanamente l’äirone in lagne riscagliato qua e là prova a volare, e forse per scappare, e dove i rami impiccano i germogli penzolanti al soffiar dell’aër, spogli appena, appena, e la terra apre pozze di piogge sozze, e le ripe riposano, chiudendo in sé le foglie dei fiori, spendendo le loro prime posse contro il Fato che con loro è infuriato, dove presto vedrò forse il fraseggio rosso dei rossi papaveri, e il seggio degli uccelli del bosco sulle querce ancora guerce; e dove, adesso, il Sole che risplende fa risaltar di smeraldo le bende delle ferite foglie, in mezzo a’ soffi di quest’eteri goffi. Oh come mi cattura questo verde contrasto di ombre e fuochi, e che si sperde negli orizzonti donde si ritira il verno, e spira! E così presto la Tempesta muore, e il vento scema, e sboccia un altro fiore, in un nuovo ritorno eterno, e santo nel mezzo del mio canto. Sì, un eterno ritorno! Dove l’aria di questo vento è la stessa che varia più volte io respirai, e d’altri polmoni, e che ora è in tuoni, dove rinasce il fiore che io raccolsi lo scorso anno e cui un pensier ne rivolsi, e tutto scorre, e riappare, ma è nuovo come il germe di un uovo. Rimane solo quella campanella - sulla strada - che or giace e ferma, e bella, e sospesa nel vacuo aër di un vento che più non c’è. Or sta suonando gli anni di mia Vita, in una nenia silente e infinita, e sempre è immobile, e pendente in suo andare e ritornar. Sta piangendo perché non ho più vento!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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