Osservando la tenda

Gonfia e penetra
mari stizziti, rigidi lacci,
dita e corpi avvolti,
scura di fitte parole,
lorda di laidi trascorsi.
Si scuote gagliarda,
si allunga, mi attrae.
Pieghe solleticano la nuca,
grinze graffiano il petto,
raschia lo sguardo.
Un accento cavo,
un urto che innalza,
imperio che spinge.
Mi disperdo e poi fondo.
Sbatte e copre
la porpora intrisa di terra.
Calcia e percuote la resistenza,
il vagito della prima intuizione.
Ed io capovolto stramazzo,
arraffo e sfioro, catturo la smorfia.
©
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