Il mare in ginocchio
Pier Giorgio Cadeddu
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Prigioniero di un arrivo improvviso
osservo partiture di giorni in minore
estranisco nell’ intanto che stillano gocce
sopra la mia mano fuori contesto,
colpita a freddo dal lacrimare di aprile.
Funereo il mare in ginocchio
oltre le scale della musica,
suona un assolo per fiori di fine stagione
e prato di un’erba lasciata indietro.
Una donna sullo sfondo del pensiero,
sacra immagine riverberata dal tremolio solare,
guarda verso un punto scuro
nero di passato e languori,
e grida parole di vaticinio per segnali di freddo.
E’ una partenza annunciata verso
la fine del discorso;
attendiamo allora il sereno variabile
come alla fine di uno stretto tornante
brulichio di speranza e rose
per musici di strada
e immaginifici amori rettilinei .
Battere ferro e parole
come un cenno di mano
per il tuo amore in carta di giornale;
ancora sai che non sappiamo niente della luce,
preghiera nascosta di un inverno di foglie.
©
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Pier Giorgio Cadeddu
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