Uno strambo meriggio

Nel meriggio sì bigio
e sì breve
l'aria è stramba
con quel tocco
assai greve...
tuoni e lampi
s'alternano in cielo
e son squarci e son scoppi
tra quei nembi a sfacelo.
Già zittiti stan gli stormi
al riparo,
tremebondi gli implumi
sul ramo,
par deserta
pur l'argentea polla
tra le frasche s'imbosca
financo na' raganella.
E non ronza l'insetto
di fiore in fiore,
rimandato è il sorvolo
a un tempo migliore...
con la pioggia che precipita
a sguazzo
anche solo na' foglia
offre scudo da schizzi.
Di quell'acqua è assai grato
il previdente villano
con sto dono più feconda
diverrà la sua mano...
trova culla la semina
tra zolla e zolla
in attesa che il tempo
torni ad esser bello!
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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Julie3 aprile 2017
Il cielo bigio, si prepara all'acqua a catinelle, la natura in ansia, tremano nello scompiglio delle nuvole tenere foglie, fragili ali cercano riparo in attesa d'azzurro... La terra sospira, pioggia benedetta per campi rigogliosi. Bella poesia. Complimenti vivissimi.

