Dici luna
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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Giovanni Perri è uno dei maggiori esponenti (perlomeno in questo sito) della poesia moderna. Nelle sue composizioni c'è sempre qualcosa di ermetico, ma mai fino al punto di impedirne (ai lettori poco smaliziati come me) la comprensione, che almeno è possibile tentare. Vedo, in questa poesia breve, essenzialmente una riflessione linguistica: le parole ("luna" in questo caso) non hanno mai soltanto il significato letterale, ma aprono spiragli ad altri pensieri, a volte da esse totalmente scollegati, fanno pensare a ciò che lasciano in sospeso.
Sulla linea di confine tra la realtà e il sogno, dove nasce la poesia di Giovanni Perri, una parola non è mai una semplice parola ma una porta aperta su altri mondi, uno spiraglio di luce per comprendere ciò che sembra inafferrabile. Qui questa valenza multiforme della parola si fonde ad una rara capacità di condensare in pochi versi quel "sospeso che resta", lasciando spazio ad infinite sfumature.

