Ode barocca
Canto di un obelisco nascosto
di un obelisco più basso
e meraviglioso
che da tempo via dal suo regale posto
nel ventre di Roma
svetta ascoso.
Canto perché suoi parenti massicci
troneggiano a San Pietro e nel Laterano
e a Piazza del Popolo, e per i capricci
di papi e signori svettan da lontano.
Ma io canto lui, lui che tra i trasaticci
vicoli e intarsi del tessuto urbano
abbraccia
il cuore romano.
Abbraccia e conquista, e se portato fuori
fu dal deserto da conquistatori
lui ha conquistati a sua volta, e non sazio
di imprese sì ardite non volle lo spazio
che diedero ai suoi compagni.
Solo chiese:"che io mi stagli".
Nel cuore di Roma
tra i vichi di Piazza Navona.
Non credo la storia sia tale
di quell'obelisco.
Ma certo, tale è il sentimento che sale
se lo vedo, e capisco
che non c'è Vittoriano, né Via Nazionale
né Colosseo né altro più colossale
che a Roma più dona
di quel nascosto obelisco
di Piazza Navona.
Canto di una piazza nascosta
ed immensa, trasandata e somma
stracciona ed augusta.
Insomma,
canto di Roma.
©
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