Al dio del mare
Pier Giorgio Cadeddu
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Non hanno sintesi temporale
le ore abbandonate a se stesse
a chiudere giornate di libeccio odoroso;
al ritorno dalla pietà delle onde
piangono moli abusati di pietre nere,
inutile teatralità che corrode il sereno
spargendo dispersione aerea ad invocare sera;
sognando antitesi di mari calmi e schiumosi,
racconto lento al mio passato
di velature d’acqua per orizzonti mossi,
i miei ritorni infiniti e polverosi avanzi di pensieri curvi;
è bastante essenza di dolore per il poeta,
(schermi marini in proiezione di riflessi d’oro)
sopravvivere al rosso che tramonta sopra ogni specchio,
e riflette te stesso e la parola spenta;
sarà che nel solo desiderio di una luce fioca
ritroviamo granelli di vita incostante
indistinta sabbia di emozioni
come fossero armenti in transumanza;
piegato invoco una speranza ad ogni dio del mare,
arcano reo di romantiche fughe per cuori immersi
e scrivo come verso ed introverso
di un amore perduto in un qualunque giorno .
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Pier Giorgio Cadeddu
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