Voci

E mi accorgo di non sapere vivere,
ma di non sapere neanche morire.
Rimango in disparte dal giorno
che non mi assomiglia
a udire le lunghe notti che nascondono
il mio profumo.
E getto la penna per non scrivere più
ma sopraggiunge un'aria strana tra le mie dita.
Come fosse ossigeno attraversa il respiro vuoto
e conversa con il mio sonno.
E sento voci che mi chiamano.
Voci che piangono.
Voci che amano.
Voci che mi sradicano dal mattino silenzioso.
Voci che mi supplicano di tendere le braccia.
Ma se gli occhi hanno visto solo
inganni e illusioni, perché
leggo, ancora, dolci parole nascoste?
Perché mi sento rapire, ancora, da onde vive?
A volte non so davvero cosa mi passa accanto
quando mi sento chiamare e non c'è nessuno.
Ma sento un suono mesto
che mi porta a echeggiare i miei pensieri
come fosse il bisogno delle rose moribonde.
E non importa se nessuno possiede
il colore del mio sorriso spento.
C'è qualcosa di strano nel mio passo
che conosco solo io,
che mi trascina a scrivere quell'ossigeno
che scorre nelle cose invisibili ma che io vedo
e che mi portano a sfiorare quello che
il fondo del mio petto non riesce a trovare
in quest'angolo di mondo.
Stanotte ho sognato:
-Per sempre, ricordi? Senza mai dire addio! -
Sarà sempre quell'aria accanto così strana
che ha bisogno di me per esistere.
Saranno sempre le voci che mi permettono di respirare
quando si siede accanto a me il tempo estraneo
chi mi sfiora facendo colare il sangue
sulle pareti della stanza .
Perché possiedo queste voci
se non c'è nessuno che mi guarda a lungo?
E perché io voglio sentirle
le voci che conversano con il mio sonno?
Voci...
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