Sinfonia per il mio paese
Le cinque di sera
e il silenzio ti avvolge .
Una tenebra di solitudine
Illanguidisce i lampioni
a illuminare persiane chiuse
e gli ultimi gerani dei balconi.
Piano piano ti spegni. La vita
è fuggita lontano.
Più nessuno alle cinque di sera.
Più tardi forse Settimia
con la sveglia in mano
vagherà senza meta
a cercar l’ora.
Una sveglia rossa sgangherata
ferma alle otto e trenta
di chissà quale giorno.
Che silenzio paese mio addormentato.
Solo batte il tuo cuore antico
e il soffio della tua anima
scivola sui tetti digradanti.
Le tue pietre han guardato per secoli
stuoli di bambini.
Che silenzio ora alle cinque di sera!
Un gatto passa seguendo una traccia
e occhi gialli qua e là
scrutano il buio
stupiti
al rumore dei miei tacchi
sull’asfalto.
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Commenti (1)
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Berta Biagini25 aprile 2017
Chissà quanti saranno i piccoli paesi che soffrono per un passato ormai lontano – è la vita che ci porta a scegliere ben altro – non siamo mai contenti di quello che abbiamo - mi viene in mente un proverbio: “L’erba del vicino è sempre la più verde!”
