Piccoli frammenti di maggio
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (1)
Maggio: si snoda allegro ma non troppo, il mese che implode l’anelito primaverile, quel “serafico niente di maggio” che Giovanni Perri immortala in versi liberi dalle costruzioni logiche, inanellati in una spirale significante “di segni disegnati in serie, seriamente”. Il poeta si lascia andare all’ispirazione: “se verso nel cielo capovolto una poesia, invoco l'ennesima ragione per amare il gatto, sorvegliare una stella”. Una nenia lunga di agonia sul significato intimo del mondo, “la giostra delle ombre sul cuore”, “le macchine scompaiono inghiottite dentro i lamenti della tangenziale”. Il non sense trionfa apparentemente, mentre affiorano i significati e le risposte: “mentre tu mi indovini”, “ci scivolo su questa vita”

